Sabato 27 Novembre 2021

FB fci bolognese

Walter Malavolta

Nel ciclismo, l'opera del massaggiatore è fondamentale.

In particolare nei giri a tappe, ogni sera le sue mani devono rimettere in sesto le gambe dei corridori, scio­gliendo l'acido lattico e i nodi che si formano nelle fibre muscolari, per rimetterli in grado di ripetere lo sforzo anche il giorno dopo, e così per molti giorni.

Le mani esperte di Walter Malavolta, nato a Modena il 14 maggio 1912 e deceduto a Bologna il 19 luglio 2006, hanno alleviato le fatiche dei polpacci di Coppi, Mo­ser, Fondriest, e molti altri. Massaggiatore azzurro e di grandi squadre ciclistiche come Vittadello, Ferretti, Torpado, Gis, Magniflex, Filotex, Vibor, Campagnolo, Gazzola. Anche i muscoli del giovane Pantani, dilettante della Giacobazzi, sono stati accarezzati dalle sue 'mani di velluto'.

Lavorò al seguito della squadra azzurra in Olimpiadi e Campionati del Mondo, e poi i Giri d'Italia, i Tour de France, le Vuelte spagnole, Giri d'Abruzzo, di Campania, del Lazio... "Oltre una trentina di Giri d'Italia e altrettanti Tour", ricorda il figlio Franco. "Mio padre era lontano da casa per almeno sette mesi. Da una Vuelta portò a manifesto di una cor­rida lo fece incorniciare e ci appiccicò sopra i suoi tesserini sportivi di massaggiatore". Masseur, ­"masajista Vitadello come diceva il tesseri­no della Vuelta a Espana" del 1967. Nel 1971 era nella squadra Ferretti quando il suo portacolori, lo svedese  Gosta Pettersson, vinse il Giro d'Italia.

Come era con la squadra azzurra nel 1984, ai XXIII Giochi Olimpici di Los An­geles quando un formidabile quartetto (Marcello Bartali­, Marco Giovannetti, Eros Poli e Claudio Vandelli) vinse l'oro nei 100Km su strada. Ultra ottantenne, Malavolta massaggiava ancora i giovani dilettanti, ai quali dispensava non solo il calore delle sue mani ma anche preziosi consigli sull'a­limentazione e sui rimedi per curare i vari malanni tipici dei ciclisti, amava i gio­vani e voleva trasmettere loro la sua lunga esperienza e i tanti segreti del mestiere. "L'ho incontrato nei miei primi anni da professionista, intorno al 2000" - ricorda il campione bolognese Luca Mazzanti, da quattro anni procuratore. "Ne ho un bellis­simo ricordo. Quando c'era un problema, con la sua esperienza infinita riusciva a darmi sempre le spiegazioni giuste, perché il rapporto fra massaggiatore e corridore è il più stretto che ci può essere. Purtroppo l'ho conosciuto quando era già in età avanzata, avrei voluto incontrarlo nei suoi anni più giovani, perché era straordina­rio".

Anche avanti con gli anni, la domenica si faceva sempre accompagnare alle corse, si metteva a bordo della strada, seduto all'ombra di un albero aspettava il passaggio dei suoi ragazzi. Mio figlio David Colgan, dilettante negli anni 2000-2004, andava da lui prima di ogni gara. 'Mamma - mi diceva - dalle mie gambe Malavolta capi­sce che cosa ho mangiato'.

Un sabato pomeriggio accompagnai mio figlio a fare il consueto massaggio. Malavolta lo aspettava in via De Ambris, quartiere Barca, dove abitava. In un pic­colo garage lavorava a lungo sui muscoli e mentre lo faceva gli piaceva ricordare i vecchi tempi raccontando curioso aneddoti: "Da ragazzo Moser mangiava le mele senza lavarle, e io gli dicevo Francesco ti fanno male così non lavate. Lui mi rispondeva che erano le salite che farevano male, non le mele non lavate!".

Quel garage era un piccolo museo, sui suoi muri c'e­rano la storia del ciclismo: fotografie, bandiere, maglie tri­colori e perfino una di campione del mondo. Fra le tante foto con dedica di ciclisti famosi ne notai una bellissi­ma di Coppi. "Ma signor Malavolta questa è una foto con dedica esclamai di Coppi!", esclamai. E lui: "La prenda signora se le piacese le piace!". 'Signor Malavolta non posso sono i suoi ricordi!". Non la presi e me ne sono pentita, per­chè lui, nella sua grande generosità, ha poi regalato agli amici appassionati di ciclismo tutti i suoi ricordi, compresa quella maglia di campione del mondo che avevo visto appesa in garage: era di Maurizio Fondriest, massaggiato dalle sue sapienti mani anche nel 1988, quando il grande corridore trentino vinse a Renaix, in Belgio, il campionato del mondo.