Domenica 31 Maggio 2020

FB fci bolognese

Curiosità dal mondo del ciclismo bolognese

E' ritornato il Giro d'Italia per dilettanti

Giro d'Italia dilettanti

Dopo cinque anni d'assenza, la corsa rosa per i... "puri" Under 23 si è ripre­sentata sulle nostre strade organizzata dalla Nuova Placci Bubano (Imola) del presidente Marco Selleri.

La vittoria finale di questa quarantesima edizione è andata al russo Pavel Siva­kov, mai primo sul traguardo nelle sette frazioni, comprese due semitappe, ma primo nella classifica finale in virtù del­la sua regolarità, così come fece Franco Balmamion quando s'impose nei giri d'Italia per i professionisti del 1962 e 1963.

Trnando al Giro Under 23, la prima tap­pa è stata vinta da Neilson Powles (Ber Man); la seconda è andata a Alexander Riabushenko (Palazzago); la terza a, Mark Padun (Colpack); la quarta a, Ja­sper Philipsen (Dvel); la quinta (semi­tappa) a, Lucas Hamilton ( Scott); la se­sta (semitappa) a, Fracsco Romano della Palazzago (unico successo italiano) e la settima e ultima, a Jai Hindley (Scott). Quanto alle maglie, la rosa del primato, come detto, la conquistata Pave! Siva­kov; la verde destinata al miglior scalatore l'ha presa, Nicholas Dlamini; la bianca di miglior giovane l'ha ottenuta Sivakov; l'azzura per i traguardi volanti se l'è aggiudicata Alvaro Jose Hodeg e la nera dell'ultimo in classifica è finita sulle spalle di Marco Ranieri. Padrino della manifestazione, il grande Eddy Merckx.

 

Velodromo bolognese perché non ci sei più?

Velodromo di BolognaE' un vero peccato che a Bologna non ci sia più un velodromo. Cen'era uno sorto negli anni venti ma è stato smantellato nel '96 per far posto ad un parco.

Duran­te l'ultima guerra il magnifico "tondino" venne colpito da un'incursione ae­rea da parte degli anglo-americani e non è più stato ripristinato. S'era parlato di costruirne uno nuovo sui Prati di Caprara, ma poi non se n'è fat­to nulla. Peccato perché chi è nato pri­ma del disastroso conflitto non ha mai dimenticato le superbe riunioni che si svolsero su quella pista, soprattutto i formidabili testa a testa fra gli indimen­ticati Bruno Loatti e Pietro Linari, due big dello sprint. Il velodromo bolognese fu anche teatro di diversi arrivi di gare su strada e memorabile fu quello della tredicesima tappa del Giro d'Italia del 1934 che vide il successo di Giuseppe Olmo della Bianchi su Remo Bertoni della Legnano: i due lottarono spasmo­dicamente fin sulla fettuccia rossa. Uno sprint altamente spettacolare.

Non essendoci più a Bologna una strut­tura per le gare in pista è stato deciso di adibire quella di Cento di Ferrara intito­lata a Corrado Ardizzoni per lo svolgi­mento delle manifestazioni felsinee, un impianto splendido, ma fuori dei nostri confini. Ne sorgerà negli anni a venire uno all'ombra delle Due Torri? Sono in tanti a sperarlo.

 

La lunga storia del Comitato Regionale e di quello Bolognese della Federciclismo

Comitato Regionale Emilia Romagna della FederciclismoSì, è una lunga storia che si perde nella notte dei tempi quella del Comitato Regionale dell'Emilia-Romagna delle Federciclismo.

Una storia che, si dice, sia iniziata prima del secondo conflitto mondiale, ma certezze non se ne hanno, poiché molti asseriscono che la nascita sia avvenuta subito dopo la guerra.

Chi avrà ragione? Qualcuno si chiederà: "Ma, su in Comitato non c'è la relativa documentazione?"
No, perché durante il trasloco da via dell'Indipendenza a via Tebaldi, dove il Crer dimora ora, tutto è andato perduto.

Chi scrive queste note, negli novanta ebbe l'incarico di addetto stampa del Comitato, pertanto da quella data in poi la sua storia la conosce. Prima, buio assoluto.

Bene, iniziamo da qui ad elencarne i presidenti del Crer, ma non prima d'aver detto che inizialmente la Federazione aveva nome UVI, che tradotto significava Unione Velocipedistica Italiana, la denominazione FCI, Federazion Ciclistica Italiana l'assunse in seguito.
Come accennato, ecco i presidenti del Crer che tutti ricordiamo: Oscar Pirazzini, Gianpaolo Balotta, Gianni Sinoppi, Gabriele Evangelisti, Sauro Bassetti, Celestino, Salami, Davide Balboni, Giorgio Dattaro, quest'ultimo tutt'ora in carica.

 

.... E quella del Comitato Bolognese


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Caro amico ti scrivo

Walter Malavolta

Caro Giorgio Ventura, ti scrivo queste brevi note anche se so che non le potrai mai leggere perché non sei più fra noi.

Purtroppo il primo maggio del 2003 ci hai lasciati dopo una seria ma­lattia ed io ti piango sempre. Per me sei stato non solo un grande amico, che è già tanto, ma anche un insegnante prezioso riguardo alle te­matiche del ciclismo. Quando il Resto del Carlino, circa trent'anni fa, mi chie­se di scrivere articoli sullo sport del pe­dale, di questo settore molto complesso ne sapevo pochissimo, ma tu, con tanta pazienza e capacità, me ne spiegasti le varie sfaccettature, soprattutto la strana, intricata e per molti versi incompren­sibile terminologia. In pratica, il gergo che non è comune a nessun altro sport. Scatto del fagiano, grosso, scollinare, il Garibaldi, trenino succhia ruote, finis­seur, grimpeur e tante altre definizioni del genere, non sapevo nemmeno che esistessero, ma tu, amico fraterno, me le hai spiegate in modo eloquente. Si, credo d'essere stato un buon ..."scola­ro", ma è indubbio che se l'ostica mate­ria sono riuscito a capirla in tutta la sua complessività, il merito va al mio mae­stro. Ora molti addetti ai lavori mi con­siderano una sagace... "penna" riguardo al ciclismo, ma se questo è vero lo debbo soprattutto a te, ai tuoi insegnamenti. Caro Giorgio, ho voluto ricordarti così nel quattordicesimo anniversario della tua prematura scomparsa. Ciao, Romano.

 

Walter Malavolta, Massaggiatore Azzurro

Walter Malavolta

Nel ciclismo, l'opera del massaggiatore è fondamentale.

In particolare nei giri a tappe, ogni sera le sue mani devono rimettere in sesto le gambe dei corridori, scio­gliendo l'acido lattico e i nodi che si formano nelle fibre muscolari, per rimetterli in grado di ripetere lo sforzo anche il giorno dopo, e così per molti giorni.

Le mani esperte di Walter Malavolta, nato a Modena il 14 maggio 1912 e deceduto a Bologna il 19 luglio 2006, hanno alleviato le fatiche dei polpacci di Coppi, Mo­ser, Fondriest, e molti altri. Massaggiatore azzurro e di grandi squadre ciclistiche come Vittadello, Ferretti, Torpado, Gis, Magniflex, Filotex, Vibor, Campagnolo, Gazzola. Anche i muscoli del giovane Pantani, dilettante della Giacobazzi, sono stati accarezzati dalle sue 'mani di velluto'.

Lavorò al seguito della squadra azzurra in Olimpiadi e Campionati del Mondo, e poi i Giri d'Italia, i Tour de France, le Vuelte spagnole, Giri d'Abruzzo, di Campania, del Lazio... "Oltre una trentina di Giri d'Italia e altrettanti Tour", ricorda il figlio Franco. "Mio padre era lontano da casa per almeno sette mesi. Da una Vuelta portò a manifesto di una cor­rida lo fece incorniciare e ci appiccicò sopra i suoi tesserini sportivi di massaggiatore". Masseur, ­"masajista Vitadello come diceva il tesseri­no della Vuelta a Espana" del 1967. Nel 1971 era nella squadra Ferretti quando il suo portacolori, lo svedese  Gosta Pettersson, vinse il Giro d'Italia.

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Tutto bene per Marco Landi, ma quanta paura!

Marco Landi

Beh, definirla una curiosità è quantomeno improprio, visto che è stata sfiorata la tragedia, ma poiché tutto si è risolto bene, questa notizia inseriamola in questo contesto.

Il riferimento è al ventunenne Marco Landi (è nato a Bologna il 25 novembre 1996 e abita a Pianoro) il quale nella gara per i dilettanti che si è svolta a fine febbraio a San Bernardino di Ravenna è stato vittima di una caduta andando a sbattere contro un paletto di ferro che l'ha costretto al ricovero in ospedale col rischio di perdere un rene.

Fortimatamente tutto si è risolto bene per il bravo under 23 che indossa la maglia dell'Oplà. Ne siamo felici e gli auguriamo di risalire in sella pre­sto e a continuare a vincere. Ricordiamo che nel 2014, quando militava fra gli juniores, vinse il titolo regionale su strada.

 

 

 

Angelo Nannini, al "funer"

Angelo Nannini

La giornalista Paola Giovanini mette in risalto due straordinari personaggi che hanno fatto cose egregie nello sport del pedale, ma un po' dimenticati.
Sono il ciclista Angelo Nannini e lo storico massaggiatore Walter Malavolta, scomparso il 19 luglio del 2006. Per quello che hanno fatto riteniamo doveroso dedicare loro questo spazio.

Nell'ambiente del ciclismo bolognese, chi non conosce Angelo Nannini, detto 'il Nano"? E fra gli amatori chi non si è mai trovato al tacito appuntamento con la famo­sa 'balla del Nano', un paio di volta alla settimana, in un punto ben preciso che cono­scevano tutti gli appassio­nati, anche i giovani, giova­nissimi e meno giovani? Un gruppone di trenta-quaranta pedalatori che poi sciamava­no fra campagna e collina, con in testa 'il Nano' a far da battistrada. Personaggio amato, popolarissimo, di grande comunicativa e ge­nerosità, ha fatto il duro mestiere di fornaio e quante volte ha regalato il suo pane fresco agli amici! Da ragazzo, Nannini, nato a Monte San Pietro il 18 settembre 1943, è stato Allievo nella Ravonese e come dilettante, da amatore Udace, ha vinto tanto. "Vittorie che non contano nulla, ma mi sono divertito moltissimo"', Angelo minimizza con la sua contagiosa simpatia. Mi porta una cartella di vecchi ritagli di giornale che parlano delle sue imprese e tante fotografie per lo più in bian­co-nero dei suoi arrivi vittoriosi.

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La prima volta di Paolino Cocchi

Paolino Cocchi

Chiamatela curiosità, oppure una pagina estrapolata dall'albo dei ricordi, ma ciò che ci accingiamo brevemen­te a raccontare è una storia interessante che verte sull'ot­tantottenne Paolino Cocchi, presidente del Pedale Bolo­gnese dal 1972.

Ferragosto del 1947, Cocchi, che allora abitava a Faenza, venne a Bologna a far visita ai parenti e saputo che all'in­terno dell'Ippodromo dell'Arcoveggio si svolgeva una gara ciclistica in circuito chiese a un parente di prestargli la bici da corsa in modo da poter partecipare alla manifestazione.

Richiesta esaudi­ta, bici a sua disposizione e così s'iscrisse alla gara. Dopo aver sostato in mezzo al gruppo per quasi tutto il percorso, nel finale operò uno scatto che lo portò a tagliare il traguardo in prima posizione sorprendendo tutti. Fu la sua prima e unica vittoria. Ottenne però anche un ottimo quarto posto nel campionato Dace (divenuto poi Udace) che si svolse a Bologna.

 

 

Loris Lipparini deus ex machina della Granfondo Carisbo

Loris Lipparini

Fra gli anni Novanta-Duemila, Loris Lipparini, nato a Bologna il 31 agosto 1939, è stato per otto anni consigliere regiona­le della Federazione ciclistica, nel Co­mitato regionale emiliano-romagnolo, nonchè responsabile del cicloturismo.

Fondatore e coordinatore per un quar­to di secolo del gruppo cicloturistico `Cierrebiclub'. Ha organizzato ventitrè edizioni della `Granfondo permanente Carisbo' (23^ edizione nel 2008).

Nella foto, un momento di una premiazione `Granfondo Carisbo': da sinistra, Loris Lipparini, Adriano Amici (organizzatore di molte gare come il Giro dell'Emilia, la Coppi e Bartal i , il Trofeo Beghell i , per citarne alcune) e Orlando Maini, in quel periodo direttore sportivo della Lampre.

 

C'era una volta il raduno di via Vittorio Veneto

Raduno Bar Vittorio Veneto

Sì, c'era una volta perché da alcuni anni non c'è più.

Lo organizzava la cicloturisti­ca Dopolavoro Monopoli di Stato, divenuta in seguito Elleppi, con la collaborazione del Bar della via di Dario Degli Esposti. Un radu, no molto sentito che aveva sempre avuto oltre quattrocento parteci­panti. Un vero peccato che l'ini­ziativa sia andata in pensione, non ci resta che sperare che un giorno possa essere ripristinata.